Desire

Ci sono desideri che per esser idilliaci han bisogno di rimanere tali

 


Destroy

Quando qualcosa di malato coesiste in te, infetta anche tutto il resto. 


Ossessione

sono bicchieri traboccanti d’odio
un succhiare di pareti fredde
soffocare lento di fiato spento

mugugna i tuoi pensieri
trasudali e asciugali
che la mente è per i deboli

inebriati, sconvolgiti
bagna le tue labbra
di catrame putrescente
adombrante le tue viscere
insensati punti d’emozione

contorciti come una serpe
trafitta dal suo veleno
ed avrai in seno
un pugno di mosche
come la migliore delle cose inutili


Sono pronta a credere

Sono pronta a credere che nella vita esista un solo grande amore, che superi in intensità e profondità tutto ciò che hai provato e proverai.
Un connubio d’anime perfetto, al di là dell’arte e la magnificenza.
E’ questione di segni, cicatrici.
Inebriata vita che odora della sua essenza.
Non importa se sia o sarà cosa ricambiata, resterà comunque il grande zibaldone d’emozioni.
Sono i sogni, i progetti, il tuo io che diventa ogni istante un Noi. 

Sono pronta a credere che Tu sia e sarai, il mio grande Amore.

Jen


Caro Papà

Sai, infondo non è che ti ho mai odiato. Non realmente.
Però mi faceva comodo crederlo. Credevo che così sarebbe stato tutto più semplice.
Tu mi facevi solo incazzare. Perchè eri distratto, assente, smemorato, a volte superficiale. Perchè non ti sei mai interessato realmente alla mia vita, quando in mille modi cercavo di mettertela davanti. Di fartela intravedere.

Mi facevi incazzare perchè hai ferito mia madre, per usare un eufemismo. Perchè nel farlo, impropriamente  mi sono sentita tradita anche io.  Perchè hai sempre mostrato di mettere davanti prima il tuo interesse a quello dei tuoi figli.
E così ti volevo odiare. Credevo che l’odio avrebbe potuto rendermi insensibile ad ogni tua azione.
Ma è così stupido, mentire a se stessi.

Però si, non ho una buona impressione di te. Quando ti penso, invece di sorridere mi viene sempre da piangere.
Come ora, che solo a scriverlo mi vengono gli occhi lucidi.
E mi detesto sai? Detesto reagire in questo modo, quando si parla di te. 
Perchè in mezzo ai buchi che come padre hai seminato nella mia vita, ci sono quei momenti rari il cui ricordo ha il potere di eliminare ogni mio tentativo di rancore.

Tu che quando mi abbracci, hai la schiena grande. E ti sento tutto.
Tu che quando mi abbracci sospiri, perchè accade così di rado che in quel momento sembra un regalo per entrambi.
Tu che mi ricordi che mi vuoi bene, ed io che ci credo.
Io col perenne pensiero di non volerti deludere. Di vederti fiero di me. Perchè lo dicevi così poche volte, che quando accadeva sapevo che era vero.

A volte ti guardo e mi sembri un bimbo. Un bimbo che ha combinato un pasticcio, al quale però questa volta non può più porre rimedio. Un bimbo che mi prende la mano e con gli occhi lucidi mi chiede di non lasciarlo solo, almeno io.
Mi rendi le cose sempre così difficili.
Vorrei tu mi lasciassi volare via. Vorrei mi dicessi: sei libera, alla ricerca della tua felicità.
E invece mi tappi le ali, aggrappandotici per non cadere tu.
Ed io che non mi so scrollare, ti scosto.

Mi sento così appesantita, che riprometto a me stessa “un giorno ti scrollerò”.

Caro papà. E’ bello dirlo, papà. Ma oggi ti devo lasciare.
Non vederlo come un lutto, non farlo apparire tale.
Caro papà, nonostante tutto.. sono convinta che qualcosa di meraviglioso ancora, ci aspetterà.


Cinque

Un cuore a Te,
che fra mille emozioni,
dopo cinque mesi ancora stai con me.

 


Sono Mani Gelate.

Sono mani gelate.
Dita sottili e affusolate, bianche e perfette dalla forza sovrannaturale. Ogni singola falange si stringe attorno a quel pezzo di carne caldo e duro sotto le prominenti mascelle.
L’aria manca lentamente, che le pupille vedono attraverso alito su vetro.
Ogni muscolo vibra, come fosse il freddo.
La mandibola duole per la pressione disumana impressa.
E’ come morire soffocati per rinascere immediatamente.
Altre spoglie, altre vesti, pensieri, desideri.
E uccideresti tutto ciò che ti circonda, per mostrare che qualcosa non va.
Rabbia, la chiamano. La manifestazione emotiva di ciò che non è come vorresti che fosse.
E’ come fossi fatto di qualche stupefacente in quei momenti. E come ogni droga che si rispetti arriva il down, freddo e implacabile che ti riporta alla realtà.
Allenta la presa, torni a vedere.
E ti senti incredibilmente spazzatura.
Con lacrime che rigano il volto e il viso colmo di vergogna.

 


La verità nasce postuma.

Soffice.
E’ così che definirei la sua voce, mentre parlava al telefono.
Avesse mantenuto il solito tono normale saccente e un po’ noioso, non l’avrei nemmeno notato.
Ma a quella cornetta parlava quasi come non volesse ferire col suono della sua voce la persona che vi stava dall’altra parte.
Una donna, ho pensato. Con chi mai potrebbe avere un tono del genere?
Sorrido. Ma davvero si fa telefonare a casa dalle sue donne? E’ incredibile. E se avessi risposto io?
Probabilmente avrebbe messo giù. Come, solo ora ricordo, è successo già altre volte.
E’ così strano, che quasi non lo riconosco.
Perché siamo tutti così diversi quando la persona che c’è di fronte ci interessa e la conosciamo poco?
E’ come se ci trasformassimo in persone di cristallo.
Limpidi, trasparenti, cristallini. Splendidi da vedere.
O per lo meno questo è quello che si vuole sembrare.
La donna che sta al telefono deve avere realmente fiducia di lui. Le sue risposte sono di gratitudine, alitate con quel tono da nuvola.
Quasi lo detesto per com’è diverso. Perché con i cazzo di suoi familiari non ha mai usato quei toni e modi di fare? E come fa a mostrarsi come la persona più affidabile, sicura e forte del mondo, per meritarsi elogi e richieste d’aiuto?
Perché io lo so, non è così. E’ come avrebbe sempre voluto essere, così.
La gente quando deve farsi conoscere, non parte da se stessa.
Parte dall’idea di come vorrebbe che fosse, “se stessa”.
E mostra le sue migliori qualità, tante delle quali nemmeno sono vere. Sono ottime recitazioni, imitazioni, scimmiottamenti di quella persona che tanto vorremmo essere davvero.
La verità esce fuori sempre dopo. Quando ci si lascia andare, mostrandosi per ciò che si è.
Perché non si può recitare per sempre. La si sente prima o poi, la nostalgia di se stessi.
Ma perché fa così paura?

 

 


Un Anno in un Secondo

Erano come brutti sogni.

Solo che duravano istanti, simili ai frammenti di secondo in cui le palpebre si chiudono.
Flash di luce che facevano da portali su altre visioni.
E le visioni erano ricordi.
Non lo capivo, perché mi ostinassi a chiamarli sogni e soprattutto “brutti”. Ma forse è così che dev’essere, quando la tua vita ha un miglioramento.
Chissà se credevo sarebbe  potuto durare per sempre.
Silenzio.
Ora è tutto piacevolmente silenzioso. E malinconico.
Ho sempre sentito associare la malinconia al desiderio del passato che più non può tornare.
Ma la mia malinconia era diversa. Non avevo nostalgia del passato. Si chiedeva semplicemente come avessi potuto plasmare me stessa per restare inserita in un contesto di persone che non m’apparteneva.
Gesti  perdonati, che non meritavano perdono.
Errori commessi, nella ingenua convinzione di non far nulla di male.
Silenzio.
E’ tutto così tranquillo ora.
Ora che alle persone ho imparato a dare la giusta importanza. Ora che ho imparato ad esigere, pretendere, a dare in misura pari a quel che ricevo.
A dare in modo smisurato a chi se lo merita.
Silenzio, credo che questa armoniosa melodia ovattata derivi dalla pulizia che ho fatto nella mia vita.
Ovunque l’aria è pulita, ora.

Fra tre giorni, il calendario porrà fine ad un altro anno.
Un anno fa, a quest’ora, la mia vita era completamente tormentata. Non farei mai a cambio.
Mi piace il capodanno. E’ l’esempio concreto del tempo che scorre. Un secondo prima è il 2010, quello dopo sarà il 2011.
Un anno in un secondo.
Il tempo in cui c’ho messo a spazzare via il passato inutile.
Perché tutto il fantastico presente che sto vivendo, ha bisogno di tutta me stessa per essere coltivato e curato.
Un anno in un secondo, l’attimo che diventa passato,  presente e futuro.
Questa volta con Te.
Perché sei l’unica, che con certezza, voglio portare con me e tenere per mano in tutti i prossimi anni in un secondo che trascorrerò nella mia vita.
Un fantastico inizio, per un futuro che so già, sarà meraviglioso.
Ed accadrà in un attimo.
Lungo un anno in un secondo.



Virginpunk

In questo zibaldone di pensieri, troppe poche volte ho raccontato delle cose belle che mi sono capitate.
E no, non devono essere per forza relazioni, amore, incontri.
Parlo anche delle piccole cose.
Questa volta, in particolare, di un libro.
Dato che scrivo per immortalare, voglio rendere eterne le sensazioni che quelle pagine mi hanno dato.

Cioccolato Fondente.
Quando ero piccola non lo potevo sopportare. Era così amaro che mi chiedevo come si potesse desiderarne anche solo un po’.
Poi crescendo, ho scoperto che apprezzarlo non è cosa da tutti.
Se sai comprenderlo, è un’amara dolcezza di cui non riuscirai più a fare a meno. Ed il resto, lo classificherai come eccessivamente dolce. Tuttavia, la maggior parte delle persone, continuerà a preferire quello al latte.

Cioccolato Fondente.
Anche questo libro lo è. Le sue pagine però sanno di metallo.
Freddo, duro e sporco.
Fanno male. E non ti sarà concesso leggerle prima d’addormentarti.
Poche righe e non sorriderai voglioso di scoprirne il seguito.
Perché ogni capitolo che segue, è una questione di fegato.
Per amarlo, bisogna essere disinibiti e attenti. O ti perderai nella complessità di una realtà surreale, dal sapore di stupefacenti.
Un Trainspotting al femminile, dove lo stile è specchio dei contenuti.
Fin dove può arrivare, il pensiero di credersi immortali?
Allo sfacelo.
Alla disintegrazione.
A un ghigno, nel ridursi a puro marcio.
Un percorso di distruzione, la creazione di un mostro.
Superata la soglia dell’amaro, ne farai di esso il tuo miglior dolce. E diverrai famelico di ogni lettera, parola, frase.
Lo devi penetrare, se lo vuoi amare. Spingerti fino in fondo, non desistere di fronte a qualunque cosa leggerai.
E la tua peggior condanna, sarà innamorartene perdutamente, quando le pagine sotto la tua mano destra caleranno.
E’ così che il resto diverrà eccessivamente banale.
Tuttavia, la maggior parte delle persone, continuerà a preferire Fabio Volo.
Perché di fronte a VIRGINPUNK, la via più semplice è quella di tirarsi indietro.
Ed è solo l’esordio
.

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